Le due aziende sono state le uniche in Europa a garantire il riciclo del 100% dell’alluminio in un’operazione che ha coinvolto i colossi Nespresso e Victorinox

Intals e Somet sono due aziende collegate, entrambe impegnate nel  riciclo dell’alluminio, la prima con stabilimento a Parona (PV) e l’altra ad Ambivere (BG). Le loro attività si differenziano per le forme di alluminio secondario che producono, in funzione di come saranno trattate per creare nuovi oggetti: Intals realizza lingotti e nocelle destinati ad essere successivamente fusi, mentre Somet produce placche e billette adatte ad essere estruse. Le due società sono state le uniche in Europa a poter garantire che l’alluminio ricevuto come rottame fosse riciclato al 100%, senza scarti e inefficienze, e hanno così preso parte a una grande operazione ispirata alla logica dell’economia circolare, promossa da due multinazionali del calibro di Nespresso e Victorinox.

In occasione del venticinquesimo anniversario del programma di riciclo di Nespresso – appropriatamente denominato Second Life – le capsule usate dalle macchine per il caffè sono state trasformate nei manici dei famosi “coltellini svizzeri” della Victorinox, per un verso grazie alla proprietà dell’alluminio di poter essere infinitamente recuperabile senza perdere le proprie qualità, ma soprattutto grazie all’attività delle due aziende lombarde che hanno reso possibile questo “miracolo”: Intals ha trattato le capsule Nespresso per renderle utilizzabili e Somet le ha fuse trasformandole nelle placche con cui Victorinox ha poi costruito le guancette dei coltelli. Questa operazione rappresenta un emblematico esempio di economia circolare, il nuovo modo di intendere e organizzare le attività produttive che non solo ne minimizza gli scarti ma addirittura li trasforma nella materia prima di un ciclo successivo, con grandi benefici ambientali, economici, sociali e culturali. 

L’economia circolare diventa quindi lo strumento fondamentale dello sviluppo sostenibile, un processo virtuoso continuo che ottimizza le risorse disponibili minimizzando la produzione di rifiuti da smaltire. E l’alluminio è il materiale perfetto per rappresentare questo modo di intendere l’attività economica: per produrre un oggetto di alluminio si potrebbe ricavare la materia prima dai giacimenti naturali, con impatti negativi sull’ambiente, alti costi, inquinamento elevato, e senza recuperare i prodotti di alluminio già usati che quindi devono essere smaltiti come rifiuti, la qual cosa genera ulteriori costi e inquinamento. Questo è il modello dell’economia lineare, che produce ogni oggetto partendo dalle materie prime naturali e alla fine della sua vita lo elimina come rifiuto, distruggendo così tutto il valore che potenzialmente ancora contiene, e dovendo ricominciare da capo ad ogni ciclo successivo. Oppure questi oggetti già utilizzati e dismessi possono essere riciclati, non solo evitando di doverli smaltire ma anche utilizzando per il loro recupero solo il 5% dell’energia necessaria a produrre alluminio “da zero”, quindi con netta riduzione dei costi e dell’inquinamento e con nessun impatto sui giacimenti naturali. In una società in cui le risorse sono sempre più scarse, è chiaro che l’economia lineare deve necessariamente cedere il passo a quella circolare.

Il riciclo dell’alluminio è l’attività che Intals e Somet svolgono da sempre, e rappresenta un ruolo fondamentale in un mondo che si sta sempre più spostando verso la sostenibilità e la circolarità nell’utilizzo delle risorse, un impegno di grande responsabilità per chi ha a cuore questo mondo, lo vuole difendere e possibilmente rendere migliore.

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